Tuber mesentericum

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Il tartufo mesenterico trae il suo nome dal latino “mesentericum“, che significa “simile all’intestino” per il caratteristico andamento circonvoluto delle venature della gleba, la sua parte più interna. E’ stato descritto per la prima volta nel 1831 dal Vittadini e si chiama anche tartufo nero ordinario e tartufo di Bagnoli (dalla località campana di Bagnoli Irpino).

Periodo di raccolta (L.R.16/08/1999, nr.23 del Friuli V.G.): dal1 settembre al 31 gennaio.

 

ASCOCARPO – di forma arrotondata o irregolare, presenta quasi sempre una depressione basale evidente che, in sezione, ne conferisce il tipico aspetto reniforme; generalmente di piccole dimensioni, è raramente più grosso di un uovo di gallina.

PERlDIO – bruno-nerastro a maturità, è verrucosso, con verruche piramidali piuttosto piccole, con  spigoli acuti e senza striature trasversali.

GLEBA - bianca, poi grigiastra, infine grigio-bruna o marrone, con venature bianche immutabili, molto numerose, piuttosto ampie e tortuose, con andamento labirintico che ricorda  le circonvoluzioni dell’intestino.

PROFUMO – molto intenso, fenolico, di tintura di iodio, che si attenua rapidamente dopo la raccolta.

SAPORE - intenso, non molto grato e leggermente amarognolo, che diventa gradevole con la cottura.

ASCHI – globosi, brevemente peduncolati, con 2-6 spore: dimensioni di 60-100 x 55-80 µm.

SPORE – da giallastre a brune, ellissoidali o sub-globose, con ornamentazione reticolato-alveolata ad alveoli incompleti al cui interno silocalizzano creste membranose di diversa altezza; dimensioni di 25-50 x 20-38 µm.

HABITAT – è una specie che ha il suo ambiente ideale nei noccioleti, faggete e carpineti, dove vegeta su suoli scuri, ricchi di sostanza organica, di potassio e di calcare. Le tartufaie sono sempre poste su pendici o dossi (mai dentro avvallamenti o fossi), in prossimità di erosioni , dove le piante simbionti oltre al nocciolo, faggio, carpino, possono essere il cerro ed il pino nero. A volte si ritrova, ma più sporadico, anche nei querceti misti di roverella e carpino nero. Non forma mai il “pianello” e la fruttificazione, autunno invernale, presenta carpofori superficiali, per lo più isolati e di pezzatura da piccola a media; in alcuni casi anche di pezzatura notevole.

Per approfondimenti:

La diffusione del tuber mesentericum in Friuli-Venezia Giulia a cura di Dott. Gilberto Bragato, ricercatore presso il CRA-RPS di Gorizia

Analisi terreni habitat del tartufo nero friulano, a cura del cura di Prof. Dorino Chiandotto dell’Istituto di Istruzione Superiore di Spilimbergo